Pagine

Aura - Lyrics (Testo e Traduzione)

LYRICS (Testo)

 

I killed my former and / left her in the trunk on highway 10
Put the knife under the hood / if you find it, send it straight to Hollywood

Hahahaha Hahahaha Hahahaha (x3)
Aura-a-a-a Aura-a-a-a (x7)

I'm not a wandering slave I am a woman of choice
My veil is protection for the gorgeousness of my face
You ought to pity me cause there’s always one man to love
But in the bedroom the size of him's more than enough

[CHORUS]
Do you wanna see me naked, lover? / Do you wanna peek underneath the cover?
Do you wanna see the girl who lives behind the aura, behind the aura?
Do you wanna touch me, cosmic lover? / Do you wanna peek underneath the cover?
Do you wanna see the girl who lives behind the aura?

Behind the aura, behind the aura, behind the aura...

Enigma popstar is fun, she wear burqa for fashion
It's not a statement as much as just a move of passion
I may not walk on your street or shoot a gun on your soil
I hear you screaming, is it because of pleasure or toil?

Dance, Sex, ART-POP, Tech (x2)

[REPEAT CHORUS]

Behind the aura, behind the curtain, behind the burqa...
ART-POP

TRADUZIONE

 

Ho ucciso la mia ex* e / l’ho lasciata nel bagagliaio sull’Autostrada 10
*[riferito alla “vecchia sé stessa”, non a una ex fidanzata]
Ho messo il coltello sotto il cofano / se lo trovi, spediscilo dritto a Hollywood

Hahahaha Hahahaha Hahahaha (x3)
Aura-a-a-a Aura-a-a-a (x7)

Non sono una schiava vagabonda, sono una donna eccellente*
*[vedi "note sulla traduzione"]
Il mio velo è una protezione per la magnificenza del mio viso
Vorresti compatirmi perché c’è sempre un solo uomo da amare
Ma nella camera da letto le sue dimensioni sono più che abbastanza

[RITORNELLO]
Vuoi vedermi nuda, amante? / Vuoi sbirciare sotto la copertura?
Vuoi vedere la ragazza che vive dietro l’Aura, dietro l’Aura?
Vuoi toccarmi, amante cosmico? / Vuoi sbirciare sotto la copertura?
Vuoi vedere la ragazza che vive dietro l’Aura, dietro l’Aura?

Dietro l’Aura, dietro l’Aura, dietro l’Aura…

La “Popstar Enigma” è uno spasso, lei indossa il burqa per moda
Non è tanto una dichiarazione, quanto una mossa di passione
Non ho intenzione di camminare sulla tua strada o sparare sul tuo terreno
Ti sento gridare, è per il piacere o per lo sforzo?

Dance, Sex, ART-POP, Tech (x2)

[RIPETE RITORNELLO]

Dietro all’Aura, dietro al sipario, dietro al burqa

ART-POP

NOTE SULLA TRADUZIONE

 

L'espressione "woman of choice", che ho tradotto con un approssimativo "donna eccellente", è in realtà un gioco di parole sull'espressione "weapon [=arma] of choice [=di scelta]", che equivale più o meno al nostro "asso nella manica", o "arma segreta".


COMMENTO

 

Testo all'apparenza incomprensibile, potrebbe voler significare molto o nulla. Dipende dalla chiave di lettura, e la più gettonata sembra essere quella dell'introspezione e della metafora. "Aura" è la canzone che apre l'abum "ARTPOP" con una dichiarazione di novità e noncuranza delle malelingue. 

All'inizio dichiara di aver ucciso la sua "ex"; palese metafora dell'essersi lasciata la sua "versione precedente" alle spalle per rinascere più forte in questa nuova era, dopo le sfortune e le critiche pesanti che subì durante il periodo di "Born This Way". In tutto il pezzo Lady Gaga fa uso di parole forti, ironiche e ammiccanti, ma risolve il ritornello suggerendo, a chi desidera amarla veramente, di guardare oltre le maschere, le parrucche, il trucco, il gossip: tutti "accessori" che lei "indossa per moda". Bisogna guardare "Dietro all'Aura", un'aura pesante e coprente come un burqa, cioé quell'alone patinato da superstar mondiale, amata e odiata per i suoi look estremi e le sue "stranezze".

Seguendo un'interpretazione meno personale, possiamo dedurre dalla canzone l'incoraggiamento a guardare le persone nel cuore, senza giudicare per l'aspetto fisico o il vestiario, e un inno all'unicità di ogni individuo.

ARTPOP recensione

PREMESSA: PER TE, LITTLE MONSTER PERMALOSETTO
Ho volutamente scritto questa recensione con un tono provocatorio e ironico anziché proporre la solita sviolinata come fanno tutti gli altri. Così, tanto per darti qualcosa di diverso da leggere sull'argomento, e magari farti fare un sorriso. Cerca di prendere le mie "critiche" su ARTPOP con filosofia, e ricordati che esprimo solo e unicamente le mie opinioni personali.

“Artpop”, o come dicevan tutti “ARTPOP”, è finalmente uscito anche in Italia. Si tratta di uno degli album più attesi di sempre, e senza dubbio è il lavoro che è costato più fatica e tempo a Lady Gaga, una che è solita sfornare canzoni a catinelle, una dietro l’altra, manco fossero patatine.

L’attesa, dunque è stata lunga, ma ne è valsa la pena?
Diciamo che ci sono due fattori che giocano a sfavore della nostra Venere pallida.

Il primo è l’altissimo livello qualitativo di “Born This Way”, che a suo tempo alzò non poco gli standard e venne definito da più di un critico del settore “il miglior album pop di tutti i tempi”. Quindi è senz’altro difficile superare un’opera del genere mentre si rema in direzione opposta (perché Born This Way aveva ritmi, strutture e soprattutto tematiche completamente opposti, appunto, a quelli di ARTPOP).

Il secondo fattore è l’aspettativa; da più di un anno a questa parte l’album viene pubblicizzato come se fosse la seconda venuta di Michael Jackson e slinguazzato selvaggiamente da numerosi dj, ballerini, parenti e amici della Germanotta. E non c’è bisogno che mi metta qui a spiegare quanto sia controproducente gonfiare a dismisura le aspettative del pubblico per così tanto tempo; pensa all’ultima bufala cinematografica che hai visto perché te lo avevano servito come se fosse “Titanic” e invece era più simile a “Natale alle Cozze”.

ARTPOP fa un po’ quell’effetto lì, per così dire. E parlo da fan sfegatato, sia ben chiaro.
Tanto per cominciare, le tematiche sociali e introspettive di Born This Way vanno a farsi benedire; niente di sbagliato in questo, se stessimo parlando di una Rihanna o di una Britney a casaccio, ma trattandosi di Lady Gaga uno si aspetta un po’ più di sostanza sotto lo scuotimento di chiappa a ritmo elettro-dance. E invece niente. Vabbé.

  • Lo scrigno della bigiotteria si apre con “Aura”, canzone che circola da mesi indisturbata sul web. Il pezzo è bello, forte e scatenato, anche se personalmente preferivo la versione demo, con delle liriche un po’ più graffianti e arrabbiate.  Ah, il testo è un po’ confuso, non si capisce bene di voglia parlare… probabilmente di sesso?
  • Venus” è uno dei piatti forti, almeno per quanto riguarda il fattore Just Dance. Il testo è tutto un’incerta allegoria strampalata su viaggi interstellari alla ricerca di una libido idilliaca, ma a salvare tutta la baracca interviene un ritornello-tormentone che sembra un po’ “Gelato al Cioccolato” di Pupo e ti si pianta in testa finché non cadi al suolo stremato.
  • Poi ci sono “G.U.Y.” (Girl Under You), che parla di sesso ambiguo, e “Sexxx Dreams”, che parla di sesso e basta, ed entrambe godono di un forte ritmo pop trascinante e di un testo che è tutto una sconceria, ma nulla di più. La prima fa molto Britney, la seconda molto Erotica Madonna.

Notato come finora l’unico argomento ad essere trattato nei testi sia solo quello?

  • Si prosegue con “Jewels and Drugs”, un anonimo e piuttosto fastidioso pezzo hip hop da Gangsta-Rappa-Mothafukka che in un album di Lady Gaga ci sta bene come un broccolo nell’impasto di una torta Cameo. In collaborazione con i FAMOSISSIMI rappers T.I., Too Short e Twista, per la cronaca. Decidi tu se quel “FAMOSISSIMI” è da intendersi in senso ironico o meno, a seconda della tua cultura musicale hip-hop (la mia è molto scarsa).
  • Manicure” ha un bel ritmo svelto e orecchiabile, ma si capisce subito che è uno di quei brani riempitivi che tutte le Britney del mondo mettono lì giusto per poter chiamare “Album” il lavoro e tirarci su quei due o tre milioni di dollari.

E qui mi fermo per una riflessione. Una delle cose che distinguono i dischi di Lady Gaga dagli altri è che superano la mia personalissima prova  FWD, o “>>”. Quello lì è il simbolo che hai sullo stereo della macchina, per intenderci, quello che ti fa andare alla canzone successiva. Se un Album non ti costringe a premere >>, si capisce che tutti i brani sono di ottima fattura e non ci sono pezzi riempitivi messi lì per fare numero. Ancora oggi a distanza di anni non mando avanti nessuna delle canzoni di Born This Way. Beh, forse “Bad Kids” mi ha un po’ rotto le disco balls. Comunque ARTPOP perde già da ora la prova “>>” per colpa di Jewels and Drugs e Manicure. Fine della riflessione.

  • Proseguiamo con “Do What U Want”, e finalmente un po’ di sostanza. Duetto col redivivo R. Kelly (quello che nel ’97 “credeva di poter volare”…) dal ritmo un po’ sincopato, è forse la prima canzone dell’album a voler veramente dire qualcosa. Si parla di nuovo di sesso, ma in maniera un po’ più orientata sul Girl Power e sul Self Control (il messaggio è qualcosa di simile a “Ti lascio fare quello che vuoi col mio corpo ma non ti lascio fare niente con la mia mente e col cavolo che mi innamoro”). Musicalmente è piacevole, ma non così innovativo come Gaga vuole farcelo sembrare nelle interviste; scavando un po’, ma proprio poco, si riconoscono ritmo e struttura di “So Happy I Could Die”. Vediamo se i fan di Madonna riescono a dire che Gaga si copia da sola.
  • Artpop” è ovviamente la canzone portante dell’album, e anche in questo caso la qualità è alta. Base elettronica, ritmo ipnotico e sonorità sintetiche ma armoniose coronano un testo che parla di… di… beh, almeno non parla di sesso. Credo. Penso sia un inno alla creatività individuale, ma poco importa, perché la canzone fila liscia come un copriletto di seta, e ascoltarla ad occhi chiusi ti fa entrare in trip da LSD, ma senza ritorsioni sul tuo fragile fisico. Che poi è quello che ci si aspetta dalla musica elettronica, o no? Bel lavoro, finora il migliore dell’album.
  • Swine” è un po’ deludente, sempre basandosi sul fattore “aspettativa” di cui sopra. La versione ascoltata live all’Itunes Festival era più corposa, più aggressiva, azzarderei anche più “rock”, mentre la traccia registrata sembra il demo in midi del live. Sonorità secche, ritmo veloce che sembra lento e una certa ripetitività nella struttura, che anziché evolversi finisce dopo il primo ritornello e si copia/incolla ancora un paio di volte. Eh, bisogna riempirli ‘sti tre minuti di canzone in qualche modo. Peccato. Se non avessi visto lo strepitoso live il mio giudizio sarebbe un pochino più positivo. Credo. Il testo parla di come sotto sotto siamo tutti maiali.
  • Donatella” parla di moda. Bel ritmo, molto pop, andiamo avanti.
  • Fashion!” parla di moda. Bel ritmo, molto pop, andiamo avanti.

…Diciamo che non te lo aspetti. Non ti aspetti che la regina dei casi disperati nonché paladina dei diritti umani riempia metà del suo  album con canzoni frivole sul sesso. Ancora meno ti aspetti che riesca a infilarci dentro anche non una ma ben DUE canzoni che parlano di un argomento fondamentale come l’alta moda. Una delle due, poi, è esclusivamente dedicata a Donatella Versace. Viene naturale chiedersi: era proprio il caso? Non c’era qualcosa di più interessante, tipo, non so, “Princess Die”?

  • Mary Jane Holland” è un pezzo divertentissimo sotto tutti gli aspetti, a partire da titolo: “Maria Giovanna d’Olanda”. Se non hai capito il gioco di parole prova a dire “Maria Giovanna” in spagnolo. Se non sai lo spagnolo fatti venire in mente perché i tuoi amici appena possono scappano e vanno ad Amsterdam, che è in Olanda appunto. Se ancora non ci arrivi arrangiati e ascolta bene, che all’inizio della canzone si sente un accendino che non funziona e in chiusura finalmente “qualcosa” si accende. Il ritmo è di nuovo tosto e trascinante, con una componente ipnotica ma molto diversa da quella di “Artpop”. Più che un trip da LSD ti sbatte in faccia un trip da… Maria Giovanna, appunto. Ah, ritmicamente eredita da “Bloody Mary”, solo un po’ più svelta e ubriaca. Piacevole, ma è talmente casinara che se durasse anche solo dieci secondi di più credo che mi sanguinerebbero le orecchie.
  • Dope”, che vuol dire “Droga” (ormai si capisce lo schema dell’album, no?) non parla affatto di droga, ma è una languida e sofferta ballata d’amore. L’unica del disco, per la cronaca. Belle sonorità e bella voce, non coinvolge come “You and I” ma ti fa ricordare che Gaga è una cantautrice coi controdiscosticks. Unica nota dolente sul testo (in sintesi: “ho bisogno di te più che della droga”), è che l’interpretazione live sfocia spesso nello slecchinaggio spudorato dei fan (nei live diventa “ho bisogno di VOI più che della droga”), e questo svuota la canzone della sua personalità e credibilità. Ma facciamo finta di niente e prendiamolo per quello che è: un bel pezzo intenso e impegnativo.
  • Gypsy” parte come ballata ma si rivela presto essere un brano dance. Ricorda un po’ “The Edge of Glory”, con il suo ritornello arioso tutto in salita, e ricorda molto anche lo stile di Cher (proprio come “The Edge of Glory”…). Una specie di omaggio/ispirazione strutturato a matrioska. Sì, lo so che mi sono capito solo io. Comunque il testo parla di quanto sia dura per Gaga essere una che gira per il mondo (e guadagna i milioni di milioni, aggiungo io) senza poter avere una fissa dimora, e perciò si sente zingara.
  • Infine, in chiusura dell’album c’è “Applause”, giustamente. Ci vedo una certa ironia. Cioè, la Gaga sicuramente l’ha messa alla fine pensando a una logica dinamica teatrale (fine dello spettacolo -> applauso -> tutti a casa), ma a me fa venire in mente certi spettacoli americani dove c’è un comico che non fa ridere e si accende la scritta “APPLAUSE” così che il pubblico sappia cosa deve fare.

Non voglio dire che anche in questo caso l’applauso sarebbe un po’ a comando. Ma quasi, ecco. La promessa di un album rivoluzionario che fonda arte e pop in “un ibrido che può sopportare tutto” non è del tutto tradita, ma neanche del tutto mantenuta. Di arte ce n’è poca, e non me ne vogliano i little monsters più dedicati di me. Si ascolta molto volentieri, regala qualche momento di ballo sfrenato e i sopraccitati trip che fanno sempre piacere, ma non è questa grande opera che mi aspettavo, e nemmeno il miglior album di Lady Gaga. Sempre a parer mio, s’intende. 

In sintesi: un bel disco. Nessuna canzone è “brutta”, ma sono anche poche quelle veramente (e oggettivamente) belle. Ottima la varietà del sound, ma se si cercano significati importanti e ispirazione è meglio guardare indietro e ascoltare Born This Way, che a confronto risulta più equilibrato e scorrevole anche se stilisticamente meno ricercato. Ovviamente le mie critiche sono dure perché da Gaga ci si aspetta moltissimo, ma ciò non toglie che ARTPOP sia anni luce più avanti della solita, insipida concorrenza (un esempio fra tutti è il recente “Prism”, di Katy Perry: una sequela desolata di canzonette bubblegum-pop tutte uguali e prive di spunti interessanti…ma questa è un’altra storia; NO HATE). 

Chiudo con la mia votazione della tracklist, su una scala da 1 a 10:


  1. ???, però spacca di brutto. (Aura) VOTO: 8
  2. Gelato al Cioccolato space-sex-disco-fever remix. (Venus) VOTO: 9
  3. Sesso ambiguo alla Britney. (G.U.Y.) VOTO: 7
  4. Sesso esplicito alla Madge. (Sexxx Dreams) VOTO: 6
  5. Yo Mothafakka.  (Jewels and Drugs) VOTO: 4
  6. Manda Avanti >>. (Manicure) VOTO: 5
  7. So Happy I Could Die 2.0 (Do What U Want) VOTO: 9
  8. Tripp Allucinoggenoh. (Artpop) VOTO: 10
  9. Oink. (Swine) VOTO: 7
  10. Dedicato a Donatella Versace. (Donatella) VOTO: 6
  11. Dedicato a tutti gli altri stilisti. (Fashion!) VOTO: 4
  12. Sono Strafatta. (Mary Jane Holland): VOTO: 8
  13. Ci metto un titolo da dura ma è una ballata smielata. (Dope) VOTO: 8
  14. Una moneta per favore? (Gypsy) VOTO: 8
  15. Ti è piaciuto, vero? VERO? (Applause) VOTO: 9